Frasi alterne... forse un blog
Scusi, un'informazione
Siamo in libreria. Di quelle grosse, che hanno i libri ma soprattutto sono luoghi d'incontro radical-chic e tante altre cose. Cerchiamo questo libro. Consigliato da Alf, amico di deliziosa simpatia ma non propriamente topo di biblioteca. Nè di libreria.
Con quel titolo, impensabile chiedere al banco delle informazioni. Fortunatamente c'è il computer, che ti consente una qualche solitaria ricerca. Qualche incertezza sul titolo, ancora un po' di pudore nello scrivere finalmente la parola-chiave che ne rende facilissima l'identificazione...e come per magia scopriamo che il libro è rubricato in "scienze sociali". Segue lo spostamento verso l'omonimo scaffale e l'inizio della ricerca "materiale". Drammatica, come da copione, perchè i libri sono disposti senza alcun ordine apparente.
Scartabellando tra le scienza sociali ci viene come un dubbio: è che Alf, tra questi titoli, non ce lo immaginiamo proprio a cercare un testo - che so - sulle "reazioni emotive suscitate da una promozione sul lavoro" e a trovare per puro caso il libro di cui si parla. Un attimo dopo la vocina femminile ci ricorda che la libreria sta per chiudere. Il tempo è poco e del libro nessuna traccia. Carmencita ha ragione, non ci sono alternative: vado a chiedere lumi al compassatissimo e serissimo addetto al settore informazioni della stanza in cui si trovano le seguenti raccolte: filosofia, storia, religioni, spiritualità, psicologia...scienze sociali, appunto.
Arrossisco infine, e gli chiedo del libro che sto cercando, precisando il dettaglio in fondo inutile che trattasi di consiglio di un amico. Mi guarda con prevedibile, controllatissimo disprezzo e aggiunge: "Ovviamente non è qui" - intende non nella sua stanza - "ma l'accompagno allo scaffale giusto: comici e umorismo". Senza alcun dubbio molto più congeniale ad Alf, devo ammettere. Osservo che il loro archivio lo riporta tra le scienze sociali. Mi risponde qualcosa di archivisticamente perfetto circa il fatto che la loro classificazione è molto più articolata. Capisco poco, ma non ho tempo per insistere e taccio vergognosamente.
Michele, da Napoli.
Per la serie...
...cose che possono accadere solo a Napoli.
Una mattina come tante avanzo con difficoltà nel traffico di via Marina.
Pioviggina, per giunta, e questo peggiora la situazione. Incolonnato sulla destra sento fischiettare alle mie spalle. Mi sorpassa sulla destra un motorino malconcio guidato da un giovane. Guida con una mano sola, la destra, e fischietta, appunto. Nella frazione di secondo che gli occorre per sopravanzarmi continua a fischiettare e non decelera. Con una gestualità che sarebbe velleitario pensare di poter descrivere mi rivolge uno sguardo complice, sventola un telefonino di nuovissima generazione nella mano sinistra, mi chiede con un'occhiata se sono interessato all'articolo, riceve uno sbigottito ed incredulo rifiuto da parte mia e sparisce -come era arrivato- tra gli stop delle auto in fila per tre. Continuando a fischiettare.
Michele, ovviamente da Napoli.
Penso al tè
A causa di un problemino intestinale oggi ho dovuto rinunciare al caffè...e ordinare al bar addirittura una tazza di tè. Inevitabile pensare all'esilarante commento di Salvatore in "Così parlò Bellavista" (a 10 minuti e 56 secondi)...e ridere di conseguenza....
Ma pur senza scomodare tanta poetica del partenopeo purosangue, non si può tacere che il tè si presta veramente male al bancone del bar. Il barista, pure volenteroso, mi riempie una tazza di vapore condensato dalla lancia del cappuccino. Caldissimo, ovviamente. Salvo poi allungarlo con acqua a temperatura ambiente, per consentirmi di berlo prima della fine del pomeriggio. E comunque la bevanda mette a dura prova la resistenza alle alte temperature del mio esofago. Tenere il passo, poi, dei miei amici nel rito sacrosanto del caffè postprandiale è assolutamente impossibile.
Michele, da Napoli.
fine giornata
Mi ritrovo a letto a meditare sulla giornata appena conclusa. Non riesco a dimenticare una delle prime scene osservate poco dopo essere uscito di casa: un cagnone fermo in mezzo alla strada in inequivocabile atteggiamento defecatorio, affiancato da un rozzo donnone che, non appena il cane ha finito, si affretta a raccogliere il prodotto con la mano avvolta in una busta di plastica. Di quelle sottili, che spesso si lacerano. Ed io costretto alla contemplazione di questa misera scena.
Una giornata che comincia così non la puoi riprendere facilmente. E infatti il prosieguo è tutta un'alternanza di lavoro svogliato, malriuscito e demotivato, di burocrazia bizantina, di traffico estenuante e di fretta, di tanta fretta. Tanta di quella fretta che persino il pranzo di compleanno di una persona assai cara -unica oasi di svago della giornata - sembra quasi una lotta contro il tempo.
Aforisma notturno: la fretta è vorace.
Michele, da Napoli.
Addii musicali
Due addii musicali annunciati nel giro di pochi giorni. E due grossi "colpi" per me, trattandosi di alcuni dei miei musicisti preferiti: i REM e Ivano Fossati. Difficile per me dare un giudizio equo su queste notizie: mi fa molta tristezza pensare che non ci saranno più loro album nuovi, ma ne ammiro tuttavia la capacità di dire "stop" all'inizio dell'inevitabile declino. Decadancing, per restare in tema.
Perché è ovvio che è difficile riuscire a mantenere certi standard, certa qualità musicale, l'inventiva, la creatività...e pure io, fan e buono, mi rendo conto che non ci saranno più una "Nightswimming" o "Una notte in Italia".
O forse no, si tratta solo di una (o due) trovata (e) pubblicitaria (e), forse ci sarà -prima o poi- un altro cambiamento di idee, e qualche altra sorprendente decisione.
Michele, da Napoli.
alcune lacune
Incontri spesso in questi giorni chi è in vena di pronunciare sentenze sull'omicidio di Meredith. E' che non siamo solo 60 milioni di CT della Nazionale, ma anche altrettanti giudici di Cassazione.
Bisognerebbe fare molta più attenzione, secondo me. Non cedere alla facile, umanissima tentazione del "la faccia del colpevole ce l'ha" o del "lo conosco bene, è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere". Perchè altrimenti dovremmo chiudere i tribunali e sostituirli con altrettanti salotti televisivi. E - sarà che non credo di possedere una faccia assolutamente innocente - non penso che se ne guadagnerebbe un gran che.
Quello che poi mi sconcerta è che a molti di questi giudici improvvisati sfugge una constatazione banale: che siamo di fronte ad una lacuna di verità gigantesca...e non solo perchè la parola "verità" sembra non interessare affatto nè gli avvocati nè gli spettatori...ma perchè le convinzioni di due diversi giudizi non collimano, nel ritenere colpevole in concorso uno dei protagonisti e scagionare "per non aver commesso il fatto" i suoi complici.
Questo mi turba...in fondo, sono ancora affezionato al concetto di verità.
Michele, da Napoli
Per non perdere le buone abitudini...
Lucio Dalla - Com'è profondo il mare (1977)
Siamo noi, siamo in tanti
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Dove sono capitato ?
Entro nello studio e mi assale un odore forte di intonaco non ancora asciutto. La persona con cui ho appuntamento sta parlando al cellulare. Da un po'. Era a telefono anche quando mi ha aperto la porta e con un cenno mi ha fatto entrare. Con un altro cenno, e senza interrompere la telefonata, mi fa accomodare nell'attesa su una poltroncina di vimini. Mi viene in mente che non più di tre minuti prima ero stato io a chiamarla per chiederle come si arrivasse al suo studio. E che quindi deve aver fatto o ricevuto una telefonata sapendo che ero a pochi minuti da lì. Vabbè, intanto aspetto, ripercorrendo mentalmente l'ora di traffico che mi ci è voluta per arrivare fin lì, con l'abituale senso di sconforto per il futuro del genere umano che mi coglie in queste occasioni.
Mi guardo intorno: le pareti sono attintate di fresco, un bell'avion chiaro...sulla parete di fronte a me una bella veduta di Napoli da via Caracciolo stampata su un tavoletta di legno...giusto a ricordarmi dov'ero un'ora prima, nel portariviste una rassegna di letteratura da parrucchiere femminile nazional-popolare. Con tutto il rispetto per la categoria, naturalmente. Infine, una lampada da pavimento Ikea...a completare quell'atmosfera da "Studio Legale Malinconico" che si sta creando nella mia mente.
Pochi minuti dopo cominciamo a parlare: un colloquio breve e distratto. Protagoniste soprattutto le zanzare, che mi sbranano in pochi minuti...
Michele, da Napoli.
Il segmento tra A a B è OVVIAMENTE un circuito chiuso (molto più breve) che non collega materialmente A e B
Torno ancora sulla gaffe del MIUR nel Comunicato Stampa a commento dell'esperimento sui neutrini. E' ncessario, perchè errare è umano, ma mistificare confidando nell'altrui stupidità e/o nella rapidità dell'oblio è diabolico.
Dal Corriere di ieri leggo che (il grassetto è mio):
L'ufficio stampa del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca precisa che, «ovviamente, il tunnel di cui si parla nel comunicato di venerdì, non può essere per nessuna ragione inteso come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale».
«Il tunnel a cui si fa riferimento - prosegue la nota - è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Questa polemica è dunque destituita di fondamento ed è assolutamente ridicola».
La frase del comunicato stampa cui si riferisce la precisazione (se così vogliamo chiamarla...) è la seguente (il corsivo è mio):
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Credo che ogni commento sia superfluo. E il rumore delle unghie che stridono sugli specchi si fa assordante.
Michele, da Napoli
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo
Il neutrino? In fondo al tunnel, a destra...
Non ce ne eravamo accorti, ma il Ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca italiano ne è sicuro.
Esiste un tunnel di 732 Km tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso e non lo sapevamo. Di più: “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”. (http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911). Gelmini dixit.
Sfidando qualsiasi senso del ridicolo e con una battuta che starebbe bene in un film di Bombolo (Sordi è già troppo intellettuale) il Ministro ricostruisce a modo suo l’esperimento che in questo momento sta smuovendo il mondo scientifico, e copre di ridicolo lei, il Ministero che guida, il Paese. Nessun tunnel, ma un fascio di neutrini che viene ‘sparato’ dal Cern di Ginevra per un viaggio sotterraneo che dura 2,4 millisecondi, raggiunge la profondità massima di tre chilometri per effetto della curvatura terrestre e termina al Gran Sasso, dove il fascio è ‘fotografato’ da un rilevatore e ne viene misurata la velocità.
Quindi tranquilli, soprattutto i cittadini di Firenze che si trovano sulla traiettoria: il viaggio delle particelle, perfettamente rettilineo, non impegna nessuna struttura costruita dall’uomo; e nessuno potrà usare tale esperimento per giustificare una nuova TAV sotto il Trasimeno.
Purtroppo però per noi, il ministro pensa che i soldi che l’Italia dà per la partecipazione al Cern siano finiti nella costruzione di qualcosa che con la fisica delle particelle ci sta come i cavoli a merenda: un bel tunnel che farebbe impazzire dagli incubi qualsiasi progettista: ben 732 chilometri, opera inconcepibile e impossibile (quello più lungo costruito dall’uomo è a tutt’oggi il nuovo San Gottardo, solo 57 chilometri, roba da ragazzi). Del resto, non è questo il “governo del fare”? Non si riesce a fare il Ponte sullo Stretto, almeno abbiamo fatto un tunnel tra Cern e Gran Sasso...
Il ridicolo toglie il fiato, ma vorremmo consigliare il ministro: quando avrà terminato di compiere gaffes e danni in Italia, quando avrà cessato di colpire la scuola e l’università e la ricerca nel suo infelice Paese, vantandosi di meriti inesistenti per dare un senso a una reale incompetenza e ignoranza, dovrebbe andare su Alpha Centauri in visita: pare che lassù stiano costruendo un tunnel tra Vega e Cassiopea: in tre secondi sei in un altro mondo, e nessuno ti conosce...
Piero Graglia
History of European Integration
Facoltà di Scienze Politiche
Università degli Studi di Milano
Via Livorno 1
I-20122 Milano
AutopsiaLitigare dopo essere arrivati, per strade opposte, alla stessa conclusione. L'uno dopo averla a lungo dissimulata, cedendo infine alla propria autenticità sotto lo sforzo della lunga finzione. L'altro senza aver fatto mai mistero di quale fosse la sua opinione, ma tacendo il desiderio che in fondo avesse ragione quell'altro, e prossimo a cedere fiducioso alla lusinga della sua finzione. E infine il baratro, il crollo da un lato e il dispiacere dall'altro per aver mal riposto la propria fiducia, e l'approdo in ultimo ad una verità scomoda per entrambi. Fermi a guardare il cadavere. Del Dialogo. Michele, da Napoli. Pochi minuti di totale bellezzaNon ho mai caricato un video in un post di questo blog. Ma penso che difficilmente si possa trovare un modo migliore per cominciare... Michele, da Napoli. Il catalogo è questo...Il primo catalogo Ikea recapitato nella cassetta della posta di casa propria ... non ha prezzo ! Michele, da Napoli. Psicodramma del disordinato creativoRiporre ogni cosa al proprio posto richiede tempo. Ma ciò che è peggio è che lo fa al momento sbagliato. Michele, da Napoli. |

